Felsina - Bononia - Bologna


I Misteri
La Strega Enormissima di Bologna

Nel 1233 a Bologna fu istituito presso il convento di san Domenico il tribunale dell'inquisizione. Fu uno dei più violenti dell'epoca, specie nella caccia alle streghe. Le bolognesi condannate per stregoneria erano per lo più astrologhe, erboriste, prostitute.
Secondo le confessioni ottenute dall'inquisizione le streghe si radunavano per il sabba nei boschi vicino a Paderno volandovi su scope o bastoni, però bisogna considerare che allora nel bolognese era molto diffusa la coltivazione della canapa e presso i contadini si era soliti mangiare quello che si produceva e pertanto erano molto usate ricette a base di canapa che procuravano allucinazioni da cui tali confessioni.
Ecco come viene raccontato il sabba dal Monstrelet (si riferiva ad Arezzo ma la sostanza non cambia):

Se non che dicevasi essere alcune persone d'ambo i sessi che erano portate via per virtù del demonio dai luoghi in cui si trovavano, e subito giugnevano in alcuni luoghi fuor di mano, boschi o deserti, ove raccoglievansi in grandissimo numero uomini e donne; e colà trovavano un diavolo in forma d'uomo, di cui non vedevano mai il volto, e questo diavolo dava o leggeva loro i suoi comandi ed ordinanze, e come ed in qual modo dovevano essi adorarlo e servirlo. Poi facevasi da ciascuno di loro baciare il deretano, indi contava a ciascheduno un poco di danaro, ed all'ultimo loro amministrava vino e cibi in gran copia, di cui satollavansi, indi tutt'ad un tratto ognuno s'avvicinava ad una donna, e di botto spegnevasi la luce e conoscevansi l'un l'altro carnalmente, e ciò fatto si trovavan tutti nello stesso luogo donde si erano da prima partiti.
Storia Generale dell'Inquisizione
di Pietro Tamburini - 1866-vol II

Il tribunale dell'inquisizione non lasciava scampo alle sue vittime, gli avvocati non erano disposti ad occuparsi della difesa degli inquisiti per non rendersi invisi, se gli indagati resistevano alla tortura senza confessare era una prova di colpevolezza poiché era il diavolo che li rendeva insensibili al dolore. Appena eseguita la sentenza si provvedeva al sequestro dei beni del condannato che venivano suddivisi in tre parti, una per il comune, una per l'inquisitore ed una per l'accusatore. Ciò portava ad aumentare il numero di sentenze in periodi di crisi economiche.
Ora veniamo alla storia della più famosa strega bolognese, la cosiddetta «Strega Enormissima», al secolo Gentile Budrioli, era moglie di un notaio bolognese ed abitava nel torresotto di Porta Nova. Gentile era una donna intelligente e curiosa, voleva conoscere i segreti del mondo e l'unico modo che si offrisse per esaudire il suo desiderio di conoscenza fu di frequentare lo studio dell'amico fra Silvestro dell'attiguo convento francescano. Così fra alambicchi e attrezzi da erboristeria, probabilmente frammisti a ricerche alchemiche, Gentile apprese i segreti della natura, delle erbe curative e delle stelle.
Ben presto, con le sue conoscenze di erboristeria, si mise a curare i mali fisici e psichici delle persone e questa attività attrasse l'attenzione di Ginevra Sforza, moglie del signore di Bologna Giovanni II Bentivoglio, che, appassionata di esoterismo, la volle come dama di compagnia.
Le due donne divennero amiche ma ben presto la sorte volle sciogliere questa amicizia: nel 1488 la congiura dei Malvezzi che volevano assumere il controllo della città e voci che insinuavano che la politica dei Signori di Bologna era consigliata da due donne, Ginevra e Gentile, fece di quest'ultima il capro espiatorio dei mali della famiglia Bentivoglio. Ginevra Sforza era troppo importante per poter essere messa sotto accusa.
L'Inquisizione, che già teneva d'occhio Gentile per le sue pratiche di guaritrice, approfittò della morte di un nipote di Giovanni affidato alle sue cure, per accusarla di stregoneria e malefici contro il ragazzo. Torturata per giorni alla fine confessò 20 anni di attività occulte e nel torresotto dove abitava furono trovate prove di «72 congiungimenti carnali con spiriti demoniaci» oltre ad «ossa rubate al cimitero, simboli sacri profanati e oggetti per l'evocazione dei demoni».
Il 14 luglio 1798 fu messa al rogo in piazza san Domenico; durante l'esecuzione il boia lanciò polvere da sparo nelle fiamme causando esplosioni e violente fiammate che misero in fuga i cittadini accorsi a godersi lo spettacolo ritenendo che fosse il diavolo venuto a prendere l'anima della sua protetta. Le sue ceneri furono sparse al vento
In realtà sembra che Gentile fosse in combutta con i Malvezzi per rovesciare la signoria dei Bentivoglio e accusarla di stregoneria fu una maniera efficace per eliminare un'avversaria politica approfittando della credenza popolare.

Prova della colpevolezza delle streghe:
Secondo il Malleus maleficarum (martello delle streghe), manuale investigativo scritto da due monaci domenicani (Johann Sprenger ed Heinrich Kraemer) nel 1487, vi erano prove certe di stregoneria a cui sottoporre gli indagati prima della tortura:
1) Ricerca del marchio di Satana: secondo l'Inquisizione il maligno imprimeva sul corpo della strega un marchio per comprovarne la proprietà, marchio completamente insensibile al dolore. L'indagata veniva pertanto denudata, completamente rasata ed un apposito addetto esaminava attentamente il corpo e con uno spillone appuntito cercava questo punto insensibile. Se non veniva trovato significava che il demonio aveva ridonato la sensibilità per imbrogliare gli indagatori, pertanto qualunque fosse l'esito dell'indagine la prova di stregoneria era confermata.
2) Prova dell'acqua: secondo Plinio il vecchio le streghe galleggiavano quindi le indagate venivano immerse nell'acqua (di un fiume o di un lago) per 10 - 15 minuti con la mano destra legata al piede sinistro. Trascorso questo tempo se erano ancora vive era provata la loro colpevolezza e condannate al rogo, se erano morte erano innocenti.
3) Verifica del peso: l'imputata veniva posta su un piatto di una bilancia mentre sull'altro era posta una Bibbia. Se pesava più della Bibbia, come accadeva inevitabilmente, la condanna era certa.


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