
Elisabetta Sirani, figlia del pittore Giovan Andrea Sirani, discepolo di Guido Reni, fu una giovane famosa pittrice bolognese vissuta nel XVII secolo, un'epoca in cui le donne
difficilmente emergevano nella vita quotidiana, figuriamoci in quella artistica. Già a solo 17 anni riceveva commissioni da nobili, religiosi, borghesi, popolani;
dipingeva velocemente infatti in soli 10 anni di carriera dipinse circa 200 quadri.
Carlo Cesare Malvasia, celebre esperto di pittura dell'epoca, la definiva:
«Prodigio dell'arte, gloria del sesso donnesco, gemma d'Italia, sole d'Europa,
l'Angelovergine che dipinge da homo, ma anzi più che da homo»
Nell'agosto del 1665 Elisabetta incominciò a lagnarsi di dolori addominali, dopo alcuni giorno le sue condizioni si aggravano e i dolori diventano lancinanti.
L'11 agosto il medico accorso al suo capezzale diagnosticò una misteriosa
«distillazione di catarro» e le prescrisse uno
«sciroppo
acetoso».
Il 27 urlava dal dolore, iniziò
«a sudare gelato» ed il medico prescrisse
«lavativi, unzioni del corpo, vomitivi e brodi».
Contemporaneamente si fece
«negra l'estremità delle dita delle mani e dei piedi, mutò tutta colore».
Il 29 moriva tra atroci sofferenze.
«Dopo morta si gonfiò tutta e pareva fosse vecchia di 60 anni, e fra le altre cose gli si gonfiò anche il
naso».
Aveva 27 anni.
Come abbiamo potuto osservare la medicina in quegli anni aveva i suoi limiti e sia dalle dichiarazioni sopra riportate effettuate dalla zia e dai risultati dell'autopsia che
rivelarono una profonda ulcerazione nello stomaco i medici dedussero che non poteva essere morta che per veleno.
In un primo tempo si pensò che la colpevole fosse Ginevra Cartofoli, allieva di Elisabetta, causa la gelosia nei suoi confronti, ipotesi scartata dai parenti della
pittrice stessa. Poi il padre della Sirani accusò Lucia Tolomelli, domestica di casa; testimoni l'avrebbero vista comprare una
«venefica polvere rossa»
e metterla nel
«pancotto» la cena di Elisabetta.
Lucia Tolomelli fu arrestata, rinchiusa, torturata, interrogata; il processo, che appassionò tutti i bolognesi, durò un anno intero ed infine Lucia
fu esiliata dalla città e anche quando ritornò, dopo il perdono, rimase per sempre l'avvelenatrice.
Elisabetta Sirani morì probabilmente per ulcera perforata causata da stress per iperlavoro.