(*) strada costituita da pietrisco e materiale collante compresso
La navigazione verso il Po per Bologna era una pratica antica e si svolgeva tra palude e palude con brevi tratti canalizzati.
Nel XIII secolo si provvide a scavare il canale Navile alimentato dalle acque dei canali Reno e Savena e dei diversi corsi
d'acqua provenienti dalle colline.
Fino alla seconda metà del XVIII secolo la navigazione da Bologna al Po veniva suddivisa in due tratti:
- navigazione superiore da Bologna a Malalbergo tramite il canale Navile su barche trainate da cavalli o buoi marcianti
su le "reste". Questo tratto è lungo circa 36 Km. A Malalbergo vi era una stazione di sosta dove i viaggiatori
potevano ristorarsi in una locanda alquanto malfamata (da cui il nome del paese). Nel XV secolo furono costruite diverse
conche (chiuse) per spianare gli avallamenti e rendere più sicura la navigazione.
- navigazione inferiore da Malalbergo a Ferrara tramite le paludi. A Malalbergo le merci e i passeggeri venivano
trasbordati su barche a fondo piatto che i barcaioli spingevano a remi fino a Ferrara.

in viaggio sul Navile (vecchia cartolina)
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«sostegno» o «conca» sul Navile
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Solo nel 1775 venne costruita una conca a Malalbergo per cui la navigazione da Bologna al Po divenne continua senza la
necessità di cambiare imbarcazione.
Giunti a Ferrara si aveva un trasbordo su barche più grandi, spesso a vela, per il tratto finale fino a Venezia.
La portata d'acqua del canale Navile era modesta e spesso, nei mesi estivi, la navigazione era sospesa. Normalmente la
navigazione era garantita per 7 mesi l'anno. Le barche avevano un basso pescaggio (1,30 m), due prue per poter navigare in
entrambi le direzioni ed erano lunghe dai 6 ai 10 metri e larghe 3.
Le imbarcazioni utilizzate erano di diverso tipo, cioè:
«bucintoro» nave coperta di lusso per il trasporto di persone;
«nave» o «barca» destinata al trasporto promiscuo di passeggeri e merci nel
tratto superiore;
«burchiello» natante scoperto utilizzato nel tratto superiore;
«sandalo» natante scoperto di ridotte dimensioni utilizzato nel tratto inferiore;
Era consuetudine il traino di più barche in convoglio anche per ragioni di sicurezza, spesso questi convogli viaggiavano
con una scorta armata.
Il viaggio per le persone non era certo comodo, da Bologna a Corticella occorrevano circa 4 ore causa i molti sostegni da passare
(circa 30 minuti l'uno) e 7 ore per raggiungere Malalbergo. Le barche erano spesso sporche, durante il viaggio si mangiava, si
dormiva, si giocava e spesso si veniva derubati.
Nel XIX secolo l'avvento del vapore e delle ferrovie portò gradualmente al disuso del lento e discontinuo trasporto su
canali. Nel 1948 sul Navile erano ancora in attività 24 barconi in grado di trasportare circa 100 quintali cadauno

Portro di Bologna progettato nel 1548 dal «Vignola» (antica stampa)
da sinistra la «casa rossa», la «porta delle navi» e l'edificio della dogana
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vista del porto dalla casa del «catenarolo»
al centro il ponticello sul «Cavaticcio»;
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Nel 1248 il Comune sistemò fuori porta Lame il porto del «Maccagnano», divenuto successivamente il sostegno
della Bova; precedentemente il porto si trovava prima a Corticella poi alla «Piscariola», l'attuale Selva di
Pescarola.
Durante il dominio dei Bentivoglio si sentì l'esigenza di un porto molto vicino alla città e venne incaricato un
famoso ingegnere idraulico milanese, il Brambilla, il quale costruì un nuovo scalo subito fuori porta Galliera. Purtroppo
il canale Navile aveva il grave difetto di avere una pendenza eccessiva con conseguente erosione delle sponde ed interramento del
fondale. Negli anni successivi il Brambilla pose rimedio a ciò costruendo i Sostegni del Battiferro e del Grassi.
Le opere del Brambilla si rivelarono insufficienti, quindi nel 1548 Jacopo Barozzi da Vignola fu incaricato di costruire un
porto dentro le mura presso porta Lame; la darsena aveva una larghezza di 3 pertiche e una lunghezza di 20 (metri 11,4 per 76)
ed era in grado di ospitare tre barche affiancate. Oltre al porto furono rifatti i sostegni di Corticella, del Battiferro e del
Grassi oltre ad altri tre, del Landi, del Torresani e della Bova. La costruzione di quest'opera era stata autorizzata dal papa
Paolo III con breve del 16 marzo 1547.
Sulla riva destra del porto vi era l'edificio della dogana, l'abitazione del custode, le stalle per i cavalli ed i buoi ed un
ampio piazzale per la movimentazione dei carri.
Sulla riva opposta trovarono sede l'osteria del porto e la salara (deposito del sale costruito nel 1785) oltre a due ampi
piazzali, uno per il deposito del legname (prato di Magone) e l'altro per il deposito del gesso crudo (ripa del gesso) di cui
Bologna era una forte esportatrice essendo le colline attorno alla città ricche di cave di selenite.
Il porto confinava:
a occidente con le mura. A lato della «porta delle navi» vi era la casa rossa in cui alloggiava il
«catenarolo» custode della «grada» e della catena del porto, costui aveva il compito di impedire
l'uscita delle barche che non avessero pagato il passaggio tirando una catena tra i due lati del canale;
a oriente con il canale Cavaticcio che alimentava il porto con le acque provenienti dal canale Reno. In questo
punto vi era un ponticello in legno largo 20 piedi (7,60 m) che collegava le due rive. Nel 1718 questo ponticello fu
sostituito con uno in muratura.
Attualmente del porto di Bologna resta solo la «Salara», la «ripa del gesso» e un'amplia porzione della
banchina portuale.

come si presenta attualmente la Salara
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