Arte
«Chimerica» che cerca di individuare la sostanza solida, detta
«pietra filosofale», che
si idendifica nell'elemento atto a tramutare la materia e a trsformare i metalli vili in oro, o liquida,
«elisir di lunga vita» avente la proprietà di fermare la decomposizione delle materie organiche o di
rinnovarle per dare all'uomo l'eterna giovinezza.

Benché non si abbiano elementi certi circa l'epoca in cui gli uomini si occuparono di questa eterna illusione,
si può ritenere che abbia avuto origine in ambienti greci dell'Egitto nel I sec. d.C. Le prime opere in
merito furono scritte in greco e attribuite a personaggi fantastici, o, falsamente, a persone veramente esistite.
Dopo la conquista dell'Egitto da parte dei mussulmani (VII sec), gli alcimisti si trsferirono a Bisanzio, dove ebbero
un perido di decadenza.

Khalib ibn Yazid, pricipe degli Ommiadi, fu il fondatore dell'alchimia araba, come Gheber lo fu per quella medioevale
europea. Di quest'ultimo non si hanno molte notizie, però dai suoi scritti, ammesso che siano autentici, si
deduce che la scienza, a quei tempi (VIII sec.), era già avanzata descrivendo apparecchi per ebollizione,
filtrazione e distillazione molto perfezionati e la preparazione dell'acido solforico, del nitrato d'argento, dell'acqua
regia e di vari acetati.

Nel XII secolo, causa lo sviluppo delle nuove conoscenze, gli alchimisti si dedicarono alla ricerca di risultati
più pratici della pietra filosofale, e a fini, per così dire, industriali, quali la raffinazione dei
metalli, la preparazione di leghe, la fabbricazione di sostanze coloranti e la distillazione dell'alcol puro. Il
merito di questa evoluzione spetta a
Arnaldo da Villanova,
Lullo di Maiorca,
Ruggero Bacone e
Paracelso. A qust'ultimo va attribuita la creazione della
iatrochimica,
tendente ad isolare i primi rimedi sintetici di origine minerale e vegetale, segnado i primi passi verso la chimica
farmaceutica. Altri valenti chimici furono: il
Libavio che descrisse la preparazione industriale
dell'acido solforico, e
Van Helmont
che per primo adoperò la parola gas e si diede allo studio degli aeriformi e dell'anidride carbonica, da lui chiamata
gas silvestre.

L'estendersi della nuova conoscenza doveva dare più forza alle illusioni degli alchimisti e nei secoli XV e XVI
la ricerca della pitra filosofale e dell'elisir di lunga vita divenne frenetica; presso tutte le corti l'alchimista
prometteva miracoli, e spesso anche i principi regnanti si dedicarono alla ricerca alchemica. Con la scoperta
di sempre nuove sostanze chimiche, l'alchmia venne screditata essendo rimasta ferma nelle sue primordiali illusioni
ritenute ormai prive di serietà. Ciò nonnostante l'alchimia non è morta e la speranza di creare l'oro
ogni tanto risorge con nuova fede per lo più alimentata da ciarlatani. Così nel sec. XVII in Gernania la società
Rosa-Croce
si occupava di alchimia; nel 1799
Jane Stephens vendeva al governo britannico un suo segreto per la produzione dell'oro;
nel 1912
Jollivet Castelot pubblicava in Francia
Comment on devient alchimiste e
La sintès de
l'ore; ed ancora nel 1935
Dunikowski eccitava la stampa con il suo metodo per l'estrazione dell'oro dalle sabbie
silicee.

Ad ogni modo, sia che l'alchimia voglia intendersi ancora come "l'arte di fare l'oro" o di trovare nuovi
rimedi contro i mali del mondo, il suo significato intrinseco non può non essere correlato al profondo anelito
dell'uomo di ricercare se stesso, di porsi al centro dei fenomeni che accadono in quel misterioso universo che lo
circondano ed in qualche modo di poterli manipolare.
Le più recenti scoperte della moderna fisica nucleare possono, a buona ragione, ritenersi l'alchimia del nostro
tempo. Si tratta però di un'alchimia del tutto diversa basata su concetti strettamente scientifici, lontana
dai desideri di ricchezza, che fu l'obbiettivo finale degli alchimisti del passato. Possibilità di
trsformazione degli elementi si intravvedono già ma difficoltà tecniche ed economine ne impediscono la
realizzazione.