Felsina - Bononia - Bologna


I Misteri
Lapide: ÆLIA LÆLIA CRISPIS

Questa misteriosa lapide, ora conservata nel museo civico di Bologna, era posta sul campanile a lato della chiesa intitolata alla Beata Maria Vergine Gloriosa ed ai Ss Pietro e Paolo Apostoli annessa al Monastero di Casaralta dei Frati Gaudenti.
L'ordine dei Frati Gaudenti, più esattamente Cavalieri della Beata Vergine Gloriosa, era un Ordine Religioso Militare nato a Bologna nel XIII secolo, sull'esempio dei Templari, per rappacificare la lotta fratricida fra Guelfi e Ghibellini, localmente Lambertazzi e Geremei.
I componenti di detto ordine dovevano esere «cavalieri a sproni dorati», possedere un cavallo, l'armatura e ciò che era necessario a un soldato.
Le condizioni per essere ammessi nella milizia erano sette: prudenza, nobiltà, ricchezza, virtù, fama, moralità, età.
Ora veniamo alla lapide. Molti studiosi fin dal XVI secolo cercarono di darle una spiegazione; il Calindri, visitando la chiesa di Casaralta nel 1785, afferma che: «si rese celebre in Europa pe' scritti e pe' tomi, che su di essa pubblicarono illustri letterati» italiani e stranieri e che alcuni giunsero ad apprezzarla tanto che «non si ristettero dall'asserire in istampa, che celebre ed insigne sarebbe stata Bologna, se altro ancora non avesse avuto e contenuto in se stessa, che questa enigmatica lapide».
Ed ecco finalmente la lapide:

Dimostrazione di come erano poste le lapidi con
le varie interpretazioni attorno alla epigrafe enigmatica
murata nel campanile della Commenda di Casaralta.
La lapide ora si trova al Museo Civico Medioevale.
D.     M.
ÆLIA LÆLIA CRISPIS
NEC VIR NEC MVLIER NEC ANDROGYNA
NEC PVELLA NEC IVVENIS NEC ANVS
NEC CASTA NEC MERETRIX NEC PVDICA
SED OMNIA
SVBLATA
NEQVE FAME NEQVE FERRO NEQVE VENENO
SED OMNIBVS
NEC COELO NEC AQVIS NEC TERRIS
SED VBIQVE IACET
LVCIVS AGATHO PRISCIVS
NEC MARITVS NEC AMATOR NEC NECESSARIVS
NEQVE MOERENS NEQVE GAVDENS NEQVE FLENS
HANC
NEC MOLEM NEC PYRAMIDEM NEC SEPVLCHRVM
SED OMNIA
SCIT ET NESCIT CVI POSUERIT

traduzione letterale:

AGLI DEI MANI
ÆLIA LÆLIA CRISPIS
NÉ UOMO NÉ DONNA NÉ ERMAFRODITA
NÉ FANCIULLA, NÉ GIOVANE, NÉ VECCHIA
NÉ CASTA, NÉ MERETRICE, NÉ PUDICA
MA TUTTO CIÒ
UCCISA
NON DALLA FAME, NON DAL FERRO, NON DAL VELENO
MA DA TUTTO CIÒ
NON IN CIELO, NON IN ACQUA, NON IN TERRA
MA OVUNQUE GIACE
LUCIUS AGATHO PRISCIUS
NÉ MARITO, NÉ AMANTE, NÉ PARENTE
NON TRISTE, NÉ ALLEGRO, NÉ PIANGENTE
QUESTO
NON MAUSOLEO, NÉ PIRAMIDE, NÉ SEPOLCRO
MA TUTTO CIÒ
SA E NON SA A CHI È DEDICATO


Prospetto dell'edificio della Commenda di Casaralta - Sec. XVIII
(Archivio Arcivescovile di Bologna)
L'epigrafe, prima del restauro, riportava in calce di seguito i seguenti versi:

HOC EST SEPULCRUM INTUS CADAVER NON HABENS
HOC EST CADAVER SEPULCHRUM EXTRA NON HABENS
SED CADAVER IDEM EST ET SEPULCHRUM SIBI.

traduzione letterale:

QUESTO È UN SEPOLCRO CHE NON HA UN CADAVERE
QUESTO È UN CADAVERE CHE NON HA UN SEPOLCRO
MA LO STESSO CADAVERE È SEPOLCRO A SE STESSO.

il cui significato può essre interpretato come:

«Questo è un discorso che non racchiude nessun significato,
questo è un significato che non ha apparenza nel discorso,
tuttavia il significato c'è e sta appunto nel discorso.»

Probabilmente queste ultime tre righe stanno a spiegare il significato dell'iscrizione: senza senso logico la sua incongruenza consiste nel far inutilmente lambiccare il cervello del lettore cioè nel prenderlo in giro. Se è così lo scopo dell'erudito burlone, autore della famosa epigrafe di Casaralta, è stato pienamente raggiunto



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